Autoconvocati: Tutti in piazza contro il Ddl Fornero e vecchie e nuove precarietà!

L’attacco del governo Monti ai diritti ed al futuro di milioni di lavoratrici e lavoratori non si arresta e arriva oggi a un passaggio decisivo. Il DDL Fornero sta per essere approvato definitivamente dopo che è stata posta la fiducia al Senato.

Le poche modifiche concesse non fanno che peggiorare gli effetti di questa controriforma che cancella di fatto l’art.18, concede ai padroni la mano libera sull’utilizzo dei contratti precari, sgrava le imprese dei costi degli ammortizzatori sociali scaricandoli sui giovani e sulle donne. Questo dimostra che la linea del gruppo dirigente della Cgil di non mobilitarsi contro queste misure del governo Monti, e di puntare a eventuali “emendamenti migliorativi”, era innanzitutto una truffa per bloccare gli scioperi nelle fabbriche e alla fine si è rivelata anche un fallimento totale. Nemmeno gli spazi della concertazione esistono più ed è ammessa solo la sottomissione alle esigenze imposte dalla BCE e dalla Confindustria come già fanno sindacati collaborazionisti come Cisl e Uil.

Il risultato è che noi lavoratrici e lavoratori saremo tutti più poveri, precari e sotto il ricatto sempre più forte delle aziende. E tutto questo senza che, al di là di qualche comunicato roboante, nessuna sigla sindacale sia stata in grado o abbia voluto convocare l’ombra di uno sciopero degno di questo nome e un livello di mobilitazione minimamente in grado di disturbare i “manovratori”.

Questo momento così difficile richiederebbe il massimo di unità delle lotte e radicalità nei contenuti. Di fronte alla collusione delle burocrazie sindacali confederali e alla inadeguatezza dei livelli di mobilitazione delle componenti conflittuali, dentro e fuori la Cgil, evidentemente il problema oggi non è rilanciare un nuovo “patriottismo di sigla” ma saper utilizzare ogni occasione per allargare la mobilitazione su piattaforme condivise al di là delle appartenenze sindacali di ciascuno.

Per questo consideriamo un primo momento importantissimo, da ampliare e valorizzare, la volontà di convergenza nelle lotte contro il governo Monti e le ricette della BCE espressa dai delegati e dalle delegate di diversi sindacati il 26 maggio scorso all’Ambra Jovinelli. Un primo momento importante di verifica sarà la due giorni di iniziative per l’8 e 9 giugno lanciata nella mozione conclusiva dell’assemblea nazionale e per la cui riuscita dobbiamo impegnarci tutti.

Per la portata di quest’attacco di Governo, Confindustria e BCE crediamo altresì che queste giornate possano essere un trampolino di lancio per una mobilitazione più vasta e unitaria possibile di tutte le forze sociali e sindacali che vi si oppongono. Per questo sosteniamo la proposta di una vasta “coalizione sociale contro il Ddl Fornero e la precarietà”  che dovrebbe vedere un primo momento unitario nelle piazze e davanti al parlamento il 13 e 14 giugno in occasione dell’appello alla mobilitazione lanciato dalla Fiom e dall’assemblea di alcuni movimenti. Consapevoli che le accelerazioni del dibattito alla Camera potrebbero rendere necessario anticipare addirittura i tempi.

Il tempo è poco per mettere in campo una resistenza al massacro sociale in atto e dobbiamo tentare di unire quello che i padroni vogliono diviso.

Per questo motivo le due mobilitazioni (8-9 giugno e 13-14 giugno), come abbiamo detto anche all’assemblea dell’Ambra Jovinelli, non sono e non possono essere in contraddizione a prescindere dalle sigle che le convocheranno e sosterranno maggiormente. Così come nella stessa ottica va valorizzato lo sciopero indetto dal sindacalismo di base per il 22 giugno. Sbaglierebbe chi tentasse di contrapporre una data all’altra, perché vorrebbe dire non rendersi conto che la lotta prevedibilmente sarà lunga e dovrà proseguire anche dopo questa ennesima controriforma valorizzando il fatto che, se pure avrà l’avallo complice delle burocrazie di Cgil-Cisl-Uil, vedrà comunque la contrarietà tantissimi movimenti, delegati e lavoratori sia della Fiom e della sinistra Cgil che del sindacalismo di base. E se non si sarà in grado di costruire un percorso di lotta sempre più vasto ed efficace, questa rabbia si trasformerà in frustrazione e rassegnazione.

Riteniamo che il metodo dell’autoconvocazione e del coinvolgimento diretto delle lavoratrici e dei lavoratori, senza verticismi inutili, possa essere un “valore aggiunto” a quello delle componenti sindacali conflittuali per allargare la piattaforma di lotta condivisa, mai chiudendosi dentro uno schieramento che si sente autosufficiente e che si accontenti di essere “piccolo e combattivo”, perché il nemico che abbiamo di fronte è “grande e feroce”.

Non dimentichiamoci che la partita che tutti stiamo giocando in queste settimane è quella DI IMPEDIRE CHE UN VERO E PROPRIO “ATTENTATO TERRORISTICO” ALLE CONQUISTE DEL MOVIMENTO DEI LAVORATORI SI CONSUMI SENZA COLPO FERIRE, CIOE’ SENZA CONFLITTO SOCIALE VERO, NELLE PIAZZE E NEI LUOGHI DI LAVORO DI QUESTO PAESE.

Tutti in piazza contro il Ddl Fornero e vecchie e nuove precarietà!

Giù le mani dall’art.18!

Contro la crisi estendere le tutele e non cancellarle!

Non rassegniamoci ai cedimenti politici e sindacali: per uno sciopero generale e generalizzato contro il governo!

COORDINAMENTO LAVORATRICI & LAVORATORI AUTOCONVOCATI – contro la crisi

lavoratoriautoconvocati@gmail.com

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